Firenze, 05.12.2025 – Dopo la tragedia di Pianello, la tentazione, semplice quanto fuorviante, sembra essere quella di attribuire la responsabilità ai Centri per Autori di Violenza (CUAV). Ma questo femminicidio non è il risultato di una “mancata corsia preferenziale” da parte di un centro, ma dell’assenza di un sistema che permetta davvero di lavorare in sicurezza e in modo coordinato. RELIVE, la rete nazionale che riunisce oltre 40 CUAV, respinge con fermezza questa narrazione, che sposta l’attenzione dal problema reale: l’assenza di un sistema che permetta ai servizi di lavorare in sicurezza, con informazioni complete, risorse sufficienti e in un quadro coordinato.
I fatti sono chiari: i CUAV non dispongono di liste infinite, né di personale sufficiente a rispondere a tutte le richieste provenienti dai tribunali.
L’ingresso di un uomo in un percorso non è automatico né immediato: richiede una valutazione del rischio, il contatto con la partner, condizioni minime di sicurezza e un lavoro di rete che oggi, molto spesso, non è garantito.
I giudici, conoscendo le condizioni del territorio, possono sempre adottare misure restrittive alternative, quando rilevano che un percorso non può essere attivato con le necessarie garanzie.
Attribuire a un Centro la responsabilità di un femminicidio perché non aveva disponibilità immediata è una narrazione profondamente scorretta.
Un sistema che chiede troppo e sostiene troppo poco
È facile – e forse comodo – puntare il dito su chi ogni giorno opera in condizioni di sottofinanziamento, con carichi crescenti, risorse instabili, un accesso spesso tardivo alle informazioni sulle vittime e quasi mai un coordinamento istituzionale efficace.
Un percorso per uomini autori non si “assegna” come un corso obbligatorio.
È uno strumento complesso di prevenzione, che funziona solo se:
Oggi, tutto questo molto spesso non c’è. E i CUAV lo denunciano da anni.
I Centri italiani lavorano con standard elevati, con équipe formate e con procedure consolidate. Ma senza finanziamenti strutturali, senza personale sufficiente e senza un sistema che valuti la priorità dei casi in base al rischio, le liste d’attesa sono inevitabili.
Ed è importante ribadirlo: non spettano ai CUAV decisioni su quali casi debbano avere precedenza.
I Centri non dispongono di potere coercitivo, non hanno accesso a informazioni complete e non hanno risorse per prendere in carico in emergenza uomini sconosciuti al servizio.
Se lo Stato ritiene che alcuni casi debbano avere priorità, deve creare un sistema che lo renda possibile.
Le richieste di RELIVE
Chiediamo che le istituzioni si assumano le proprie responsabilità e intervengano in modo strutturale con:
Le responsabilità vanno nominate correttamente
La responsabilità dei femminicidi è sempre di chi li commette. La responsabilità delle istituzioni è quella di creare le condizioni per ridurre la recidiva e salvaguardare la sicurezza delle donne. Attribuirla ai CUAV è un cortocircuito pericoloso, che rischia di delegittimare uno degli strumenti più efficaci di prevenzione.
RELIVE rinnova la disponibilità a collaborare con la magistratura e con tutti gli attori coinvolti.
Ma chiede rispetto per il lavoro svolto, trasparenza sul funzionamento del sistema e soprattutto le condizioni per operare con continuità e sicurezza.
Un Paese che pretende molto dai CUAV ma non li sostiene, non li integra e non li finanzia sta rinunciando consapevolmente alla prevenzione.
RELIVE contatti
Silvia Baudrino 347 2590668 – Alessandra Pauncz 339 2929114 scrivere via whatsapp, info@associazionerelive.it